Riqualificazione edilizia

Riflessioni sull’importanza della riqualificazione edilizia

cantiere edilizio

La riqualificazione edilizia è un tema molto discusso negli ultimi tempi. Le direttive europee in materia di miglioramento dell’efficienza energetica sono molto chiare e bisogna pianificare un piano strategico nazionale che miri ad ottenere risultati convincenti sulle migliore delle prestazioni energetiche.

Motivare al risparmio energetico dipende da due fattori fondamentali: attenzione all’ambiente e desiderio di risparmio in bolletta. A questi stimoli principali si accompagna la possibilità offerta dallo stato di poter recuperare gli investimenti effettuali per la ristrutturazione degli edifici attraverso le detrazioni fiscali. Questo è un argomento spinoso che va affrontato con molta cautela.
Si deve, infatti, fare attenzione non solo alle modalità di richiesta per l’accesso al bonus ma anche alla combinazioni dei piani di intervento che vogliono effettuare, che potrebbero non essere interscambiabili tra loro e si rischia di perdere il bonus.

L’ente di riferimento per l’Ecobonus è l’Agenzia delle Entrate che definisce le modalità di adesione al piano di sgravi fiscali e ne definisce i tempi. Trattandosi tuttavia di condomini, la lentezza burocratica si fa sentire, soprattutto per la determina della gestione degli spazi comuni e delle modalità di accesso per tutti i condomìni. A tal proposito dalla finanziaria 2016 e confermata anche per il 2017 è stata introdotta la possibilità di cedere le detrazioni fiscali per gli interventi edilizi direttamente ai fornitori che hanno effettuato l’intervento.
Il problema reale del nostro paese è che i 2/3 del patrimonio edilizio esistente sono stati costruiti prima delle legge 373/1976, la prima legge che trattava l’argomento energia in riferimento anche all’edilizia. Ciò quindi determina non solo un ritardo nella progettazione di interventi che hanno un peso molto importante sulla gestione di un edificio, ma anche un abbandono degli stessi per la lentezza e l’impossibilità del recupero dello steso in tempi ragionevoli.

Il futuro è proiettato allo NZEV, il Nearly Zero Energy Building, ossia gli edifici con consumi energetici che sfiorano lo zero. Il piano nazionale deve dunque prevedere anche la trasformazione in NZEB di edifici esistenti, visto che sono la maggioranza attraverso un piano d’azione specifico.
Si spera che col tempo e l’avanzamento tecnologico si recuperi il gap di diffusione delle conoscenze in materia energetica e che si contengano i costi per favorire una richiesta impellente di costruzioni a risparmio energetico. I materiali sono sempre più green e sempre più efficienti. Nessuno può sottrarsi a questo passaggio epocale che porterà ad un risparmio energetico ed economico non indifferente.

Interventi, procedure e materiali per il futuro

Sostituzione dei vetri: se il serramento è in buone condizioni è possibile sostituire soltanto il vetro con uno a più elevato potere isolante, ad esempio vetri con un ridotto fattore solare o a elevato isolamento termico. Nel caso di sostituzione dell’intero serramento, i telai maggiormente utilizzati sono quelli in PVC multicamera, in alluminio a taglio termico multicamera, in legno a bassa densità. Altre soluzioni disponibili prevedono l’installazione di un doppio serramento e l’isolamento termico del cassonetto.
Sistemi schermanti esterni: frangisole verticali fissi; frangisole verticali orientabili; frangisole orizzontali orientabili; frangisole a lamelle orientabili; tende avvolgibili.
Sistemi per la gestione integrata delle funzioni tecnologiche dell’edificio: Building Management System (BMS); Building Automation and Control System (BACS).

L’innovazione tecnologica però è soltanto uno dei fattori che stanno ridisegnando il settore. L’analisi del mercato fatta dall’ENEA descrive infatti uno scenario in forte evoluzione. Tra le tendenze segnalate:

  • Aree tradizionali di mercato in fortissima contrazione e nuove aree emergenti, con quest’ultime già in grado di compensare i cali dei mercati tradizionali: ad esempio l’energy technology e l’impiantistica, la riqualificazione, il facility management e l’integrazione servizi-costruzioni.
  • Impiego di nuovi prodotti ed evoluzione di sistemi e componenti: ad esempio, le tecnologie additive delle stampanti 3D, lo sviluppo della robotica e il cosiddetto internet delle cose.
  • Sviluppo e diffusione delle tecnologie dell’informazione in tre distinti e connessi ambiti di intervento: l’intercooperazione tra tutti gli attori della filiera; l’interoperabilità dei modelli a supporto del miglioramento dei processi e dei sistemi di progettazione, gestione e manutenzione degli immobili; la diffusione di modelli informativi per la costruzione, i cosiddetti BIM (Building Information Modeling), in grado di ridurre significativamente il costo dell’errore.
  • Nuovi processi dovuti all’implementazione dell’insieme dei fattori di cambiamento, integrando quattro livelli operativi in grado di (ri)attivare e modificare radicalmente la produttività del settore:
  • nuovi standard contrattuali (forme di contratto tipo che possono essere condivisi da proprietari, appaltatori, subappaltatori, progettisti, finanziatori, assicuratori);
  • integrazione dello standard contrattuale con il piano digitale (modellazione BIM integrata nella contrattualistica);
  • integrazione dei nuovi standard contrattuali e della modellazione BIM con i principi organizzativi della Lean Production;
  • evoluzione delle potenzialità tecnologiche dei materiali e delle macchine da cantiere che, integrate con queste innovative modalità processuali, aprono il settore delle costruzioni al futuro.

Si tratta di fenomeni già in atto nel settore delle costruzioni, in varie forme non completamente espresse ma che disegnano con chiarezza il processo evolutivo avviato, almeno in quattro ambiti, spiegano i ricercatori:

Utilizzo dei dati e BIM: l’uso del BIM riduce al minimo la necessità di risolvere le criticità della progettazione durante e dopo la costruzione e quindi consente di limitare le cause delle varianti, dei ritardi e quindi dei costi aggiuntivi.
Prefabbricazione: l’uso di componenti prefabbricati semplifica notevolmente il cantiere e riduce la necessità di manodopera nel sito in cui è molto meno efficace rispetto a un sito di produzione in cui possono essere utilizzate apparecchiature specializzate.
Business e ciclo di vita del prodotto: l’utilizzo di dati della progettazione e della costruzione per una più efficiente gestione delle opere, grazie ai sistemi informativi di Facility Management, permette anche il collegamento diretto ai modelli BIM.
Industrializzazione dell’offerta per la micro-domanda: grazie alle nuove tecnologie si stanno sviluppando modelli innovativi che tendono a riorganizzare la risposta alla micro-domanda di riqualificazione, con modelli di offerta industriale che integrano servizi e prodotti.

Il panorama economico nazionale

Le ristrutturazioni contano per il 70% del mercato.Il settore delle costruzioni in Italia, emerge dal rapporto, “è caratterizzato dall’avvio di profonde trasformazioni, in grado di modificare l’intero percorso progettuale, realizzativo e gestionale, con l’obiettivo di aumentare significativamente i livelli di produttività e ridurre il costo dell’errore. “

Il settore delle costruzioni ha fatto registrare nel 2015 un valore della produzione pari a 165,5 miliardi di euro, di cui 119 miliardi, il 72%, dovuti alla manutenzione del patrimonio esistente, sia ordinaria (36 mld €) sia soprattutto straordinaria (83 mld €), cresciuta notevolmente di importanza negli ultimi anni.

Infatti, nel 2007 la manutenzione straordinaria nel suo complesso valeva il 47% degli investimenti in costruzioni. Nel 2015 è salita al 66%, con una punta del 76,7% nel comparto residenziale.

I risvolti occupazionali sono significativi: ai 3,2 miliardi di euro ascrivibili agli interventi di riqualificazione energetica incentivati con le detrazioni fiscali del 65%, corrispondono 39.000 addetti diretti e 59.000 complessivi, compresi gli indiretti.
Per il periodo 2007-2014 l’impatto occupazionale complessivo è stimato in 257.000 lavoratori diretti e 386.000 se si considera anche l’indotto: una media di circa 50.000 occupati l’anno, con un trend in forte crescita negli anni più recenti.

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